Anche questa è fatta. Il tre giorni nella capitale dei "mangia-rane" o "masticatori di baguettes" o "abbiamo solo noi i vini buoni" o "abbiamo solo noi i formaggi buoni" o "che cosa sarebbe il mondo senza la Francia?" o "Jecneijjennuent jejsmameuncjenent aiuoneicnwojcjeneux" sono cosa passata ormai.
Per salvare il vostro pomeriggio cercherò di riassumere ancora una volta l'intera permanenza in due o tre stronzate.
Prima. L'albergo faceva cagare. Non avevo bedbugs o schifezze varie che si trovano facilmente in qualsiasi review di un hotel di Parigi sotto i 200 euro a secondo, ma la stanza era grande come uno sgabuzzino, la doccia non permetteva alcun movimento d'arti, e la simpatia del proprietario era pari almeno al dolore di un mignolo sfracellato in un angolo del comodino alle sei di mattina. Ovviamente se nominavi "Wi-Fi" era come Ali-Baba di fronte alla grotta, con la differenza che invece di aprirsi un mondo di ricchezza fama e donne nude si apriva un panorama di sguardi beoti, schifiti e suoni simili a "C'est quoi ça? Mais tu est foux or quoi?!. I pochi bar che avevano una connessione senza fili, ti offrivano una navigazione anni '90. Di quelle che per caricare una immagine a due pixels aprivi la pagina alla mattina, verso le nove, e la consultavi nel tardo pomeriggio, verso le sette (forse è l'unica cosa che ha salvato la mia generazione dal cadere in una massima dipendenza da pippe e da carte di credito svuotate,...grazie modem 14K, la tua musica di connessione ancora risuona nella mia testa).
Seconda. La conferenza era qualcosa di biblico. 200 talks. Paralleli e non. Mille sessioni, mille discussioni, mille pause caffè, pasticcini, caffè, face palms, sorrisi, vaffanculo, e quant'altro. Tutti con il loro cartellino penzolante con il nome in carattere 2. Ecco, sta cosa mi fa incazzare. Durante il caffè o la cena, invece di girare tra mille persone con la testa chinata e gli occhi strizzati per carpire chi è chi e da dove cazzo viene, fai una domanda. Non essere timido speaker medio di conferenze. L'eccezione è il grande nome. Non ne ha bisogno, lui è conosciuto anche in aspetto, bellezza e portamento. Lui ha sempre in media cinque stronzi sorridenti attorno. Lui salva il mondo. Lui è buono e giusto.
Terza. Nonostante tutto, Parigi è sempre affascinante. Nonostante l'incredibile ammontare di homeless in giro, di senza lavoro al bar di mattina, di turisti sgarbati ed ignoranti, di commessi spocchiosi di negozi di lusso. Amo questa città, nonostante tutto.
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