venerdì, settembre 29, 2006

Notizie dalla fronte

Dopo quasi una settimana, chiuso dalle piu' di quattro mura o sotto piu' di due coperte. Finalmente sbuco fuori. Tiro fuori la testa, pigro, con gli occhi semi aperti, con le narici che piano piano riiniziamo a dilatarsi. Finalmente.
Giorni di nulla facenza, tra passeggiate per il corridoio e scorrazzate tra la cucina e il salotto. Senza odori e sapori. Senza udito e voce. Un individuo completamente neutro senza piu' gli organi percettivi di sensazioni.
Ma che restava?
Alla fine hanno vinto i farmaci.Come al solito direi. Rigorosi e belli pesanti. Lenti e antipatici, ma pur sempre efficaci. La cavalleria pesante. L'artiglieria del fronte!
Ora è il turno della ricostruzione...

venerdì, settembre 22, 2006

...a due metri e un po'


Il palco era appena a tre metri da noi. Ancora vuoto ma già pieno di immagini.
Tutti in piedi, a soffrire. Come se la sofferenza accorciasse il tempo d'attesa. In un blocco di partenza.
Poi entra Eddie.
La folla esplode,la piazza esplode, tutto s'accende. Quell'omino un po' emozionato un po' timido di Seattle.
Imbraccia la chitarra e inizia...
Uno spettacolo di colori, suoni,calore, sudore. Una massa omogenea in movimento.
Come un gigante emozionato. Noi il Golia lui il Davide.
Alla fine sono morto e rinato ieri.
Per una sera, quello che si trovava solo in qualche antro encefalico sotto l'etichetta "ricordi e personaggi da film", si è materializzato davanti a noi. a due metri e un po'.
Per ritornare di nuovo li,...ma stavolta vissuto.

lunedì, settembre 18, 2006

Treno verso Treno

Le lancette non avevano nemmeno percorso il loro primo giro e già tremavo al pensiero di riabbracciare i vecchi Bordelesi.
Cosi' il treno mi aituava, con il suo lento andare, con le mille fermate, i mille visi. Come se ci facesse apposta. A dirti "fermati a pensare".
Il viaggio diventa un'attesa dell'emozione. Un programmarsi le espressioni, le cose da dire e da non dire.
Poi si arriva. Si trema. Ci si abitua.
Le strade diventano vicoli francesi e la gente,...la gente non cambia mai.
Come nei paesini di montagna dove puoi ritornare 100 anni dopo e 100 anni dopo riconosci i suoi odori. Quasi di casa.
Ed ora la tastiera scotta ad ogni parola. Ma la si continua a suonare come un piano Jazz.
Fino alla fine, per ricordare anche solo un secondo.
Anche solo una nota.

mercoledì, settembre 13, 2006

Moquette impregnata di caffè

Eccomi di nuovo a camminare tra la moquette amaranto insonorizzante del rettorato,piano II, corridoio principale.
Di nuovo quell'odore da macchinetta di caffè. Da pausa caffè, da sigaretta post-caffè.
Le solite chiacchiere su che davano in Tv ieri sera, su quanto era bello il piercing sulla natica destra del tipo, sul quanto sono odiosi quelli che parlano di quello che danno alla Tv ieri sera. Il tutto schiamazzava nell'aria.
La solita solfa da ufficio statale.
Mi ritrovo davanti all'ingresso dell'ufficio "Relazioni Esterne", quasi nella stessa posa di un anno fa. E la stessa figura dai capelli rosso fuoco spento mi riviene incontro.
Altra burocrazia, infinita burocrazia,...una volta presi in ostaggio non si è piu' liberati.
Una sensazione strana tutt'a un tratto.
Come se anch'io, sommerso e drogato da quell'odore di caffè, avessi raggiunto la loro situazione. Il loro Karma.
Come a volteggiare tra le carte e le parole di Costanzo. Come se il tempo si dilatasse in un immenso mare di tranquillità...Bla Bla Bla,....scribb scribb..Bla Bla Bla.....

domenica, settembre 03, 2006

Corridoi azzurro scuro

Come lamenti silenziosi,..urla senza suoni,..provenienti da gloe senza piu' corde. Si camminava tra gli scomparti del nuovo lazzaretto.
Ogni viso era una storia,..un vecchio ed impolverato libro da sfogliare. Ma allo stesso tempo come una tela sfibrata.
Dai colori spenti.
La vacuità della vita in se. La mancanza di un fine ultimo se non la procreazione.
Per il resto si respira e si consuma. Come avide sanguisughe appollaiate su un filo della luce.
Come schiavi del proprio senza senso. Non si riesce a Vivere.