giovedì, dicembre 31, 2009
venerdì, dicembre 25, 2009
Non ci son più i cappelli doppia-punta di una volta
lunedì, dicembre 21, 2009
L'IMPAREGGIABILE SAMUELSON
Paul Samuelson è stato un pensatore unico. Nessuno ha dato alla scienza economica tante idee fondamentali nei più diversi campi. Ma particolarmente attuale appare oggi il suo contributo alla politica economica. Fondato sulle buone politiche macroeconomiche. Un insegnamento spesso dimenticato da economisti troppo presi dalla bellezza della matematica dei mercati perfetti. E che per questo trascurano il mondo reale. Al quale invece Samuelson è rimasto sempre profondamente ancorato.
Ci sono stati i ricci e ci sono state le volpi. E poi c’è stato Paul Samuelson.
Il riferimento è naturalmente alla famosa distinzione tra pensatori di Isaiah Berlin: le volpi, che sanno molte cose, e i ricci, che ne sanno una sola grande. Ciò che ha fatto di Samuelson un pensatore economico unico, come nessun altro passato o presente, è stato il fatto che sapeva, e ci ha insegnato, molte grandi cose. Nessun economista ha mai avuto così tante idee fondamentali.
Con un piccolo aiuto di Google Scholar, ho compilato una lista di alcune grandi idee di Samuelson. Dico “alcune” perché non sono sicuro che l’elenco sia completo. Ma in ogni caso ecco otto (otto!) intuizioni fondamentali, ognuna delle quali ha dato luogo a una vasta e continua letteratura.
OTTO PIETRE MILIARI
Preferenze rivelate: negli anni Trenta ci fu una rivoluzione nella teoria del consumo perché gli economisti si resero conto che nelle scelte di consumo c’era molto di più dell’utilità marginale decrescente. Ma è stato Samuelson a insegnarci quante deduzioni si possono trarre dalla semplice affermazione che ciò che le persone scelgono dev’essere qualcosa che preferiscono a qualcos’altro che potrebbero permettersi, ma che non scelgono.
Economia del benessere: che cosa significa affermare che un risultato economico è migliore di un altro? Prima di Samuelson era un concetto vago e molta era la confusione su come si dovesse pensare la distribuzione del reddito. Samuelson ci ha insegnato come usare il concetto di redistribuzione del reddito dal punto di vista di un osservatore etico per dar conto del concetto di benessere sociale. E ci ha perciò insegnato i limiti di quel concetto nel mondo reale, dove non esiste un simile osservatore e la redistribuzione generalmente non avviene.
Vantaggi del commercio: che cosa significa dire che il commercio internazionale porta benefici? Quali sono i limiti di questa asserzione? Il punto di partenza è l’analisi di Samuelson dei vantaggi che derivano dal commercio, un’analisi che fa leva sia sulle preferenze rivelate sia sul concetto di benessere. Tutto quello che è venuto dopo, dall’analisi sulle distorsioni di Bhagwati e Johnson al concetto di vantaggio comparato generalizzato di Deardorff, si basa su quell’intuizione.
Beni pubblici: perché alcuni beni e servizi devono essere forniti dallo Stato? Che cosa rende alcuni beni, e soltanto alcuni, adatti ai mercati privati? È tutto scritto in Pure theory of public expenditure di Samuelson, del 1954.
Teoria della proporzione dei fattori: ogni volta che parliamo di risorse e di vantaggio comparato, ogni volta che ci preoccupiamo degli effetti del commercio sulla distribuzione del reddito, ci rifacciamo al lavoro di Samuelson degli anni Quaranta e Cinquanta: prese le vaghe e confuse idee di Ohlin e Heckscher e le trasformò in un modello raffinato che ha definito la teoria del commercio per una generazione e che resta un elemento chiave della sintesi attuale.
Tassi di cambio e bilancia dei pagamenti. Faccio qui una breve digressione nella mia storia personale: chi lavora nel commercio internazionale tende per lo più a perdere il filo quando il discorso cade su tassi di cambio e bilancia dei pagamenti. Come mi è capitato di dire, chi si occupa di commercio reale ha della macroeconomia internazionale la stessa opinione che ha del voodoo e i macroeconomisti internazionali tendono a considerare il commercio reale come noioso e irrilevante (e quando sono di cattivo umore penso che siano vere entrambe le cose). Ma a salvarmi da tutto questo è stata la lettura del lavoro di Dornbusch, Fischer e Samuelson del 1977 sul commercio ricardiano. Un lavoro che tra le altre cose mostrava come tutto si tenga tra commercio e macroeconomia, tassi di cambio e bilancia dei pagamenti, la possibilità di trarre vantaggi dal commercio, ma anche la possibilità che ne derivi disoccupazione.
Più tardi mi sono reso conto che Samuelson aveva compreso tutto ciò già molto tempo prima, ma l’eleganza del modello di Dornbusch, Fischer e Samuelson è stata certamente d’aiuto per l’affermazione di questi concetti. Ecco che cosa scriveva Samuelson nel suo lavoro del 1964 Theoretical notes on trade problems: “Senza piena occupazione e con un prodotto interno netto sub-ottimale, tutti i deprecati argomenti mercantilisti si rivelano validi”. E proseguiva citando l’appendice dell’ultima edizione del suo Economics, “mettendo in rilievo i veri problemi che la sopravvalutazione solleva per gli apologeti del libero commercio”. La soluzione, naturalmente, era nel mettere fine alla sopravvalutazione e non nell’imporre restrizioni al commercio. Samuelson aveva capito che le buone politiche macroeconomiche sono un pre-requisito delle buone politiche microeconomiche. Ma su questo torneremo fra poco.
Generazioni sovrapposte: il suo modello dei prestiti fra generazioni sovrapposte, del 1958, è il paradigma di pensiero per tutto, dalla previdenza sociale al debito delle famiglie. È difficile immaginare la macroeconomia senza quel modello.
Finanza a percorso casuale: la dimostrazione di Samuelson che gli investimenti a lunga scadenza implicano fluttuazioni casuali dei prezzi è il punto di partenza di molta della finanza moderna.
LA POLITICA ECONOMICA
Come ho già detto, sono sicuro che c’è dell’altro. Ma va ricordato che già da sola ciascuna di queste idee sarebbe stata sufficiente per fare di Samuelson un grande economista. Nessuno, ma proprio nessuno, ha fatto così tanto. Come ci è riuscito? Perché era il più intelligente di tutti, ovviamente. Ma aggiungerei anche per due aspetti del suo carattere che hanno dato forza alla sua ricerca intellettuale.
Il primo era la sua allegria. Leggendo Samuelson non si ricava l’impressione di un serissimo studioso intento a scrivere i suoi ponderosi lavori, ma ci si immagina un uomo che si divertiva con le idee, tanto che talvolta l’allegria si trasforma in ispirate sciocchezze. Basta leggere la nota 9 del suo paper sulle generazioni sovrapposte: “Sicuramente, quale frase che inizia con la parola “sicuramente” può avere legittimamente alla fine un punto di domanda? Tuttavia, un paradosso è più che sufficiente per un solo articolo…”. Mi sembra chiaro che la sua allegria ha liberato la sua immaginazione ed ha alimentato la sua creatività.
E tuttavia, allo stesso tempo, è sempre rimasto profondamente ancorato alla realtà. Nessuna torre d’avorio accademica per Samuelson, è sempre stato profondamente interessato agli avvenimenti e alla politica, giocava con i mercati, non ha mai lasciato che le sue teorie avessero il sopravvento sulla realtà delle cose.
E ciò mi porta al suo più importante contributo di politica economica: la sintesi keynesiana. Samuelson è stato intellettualmente un figlio della grande depressione: è diventato intellettualmente maturo in un periodo di disoccupazione di massa, i suoi manuali hanno fatto conoscere il pensiero keynasiano a un pubblico più vasto e non ha mai dimenticato che i mercati possono funzionare terribilmente male. E allora che utilizzo si può fare nel mondo reale della teoria economica sulle virtù del mercato?
La risposta di Samuelson è stata che occorre dare la precedenza alle buone politiche macroeconomiche. Le politiche monetarie e fiscali devono essere utilizzate per assicurare più o meno il pieno impiego (come ho sottolineato altrove, Samuelson si rendeva conto dei limiti della politica monetaria in un modo che appare oggi incredibilmente preveggente) e i tassi di cambio devono essere aggiustati per assicurare la competitività. Soltanto a quel punto le virtù del mercato possono entrare in gioco.
Troppi economisti hanno dimenticato questa lezione, mentre si immergevano nella elegante matematica dei mercati perfetti. Ma il realismo di Samuelson, la sua consapevolezza che i mercati sono una grande cosa, ma devono essere affiancati dall’attivismo del governo, mai come oggi ci appare nella sua importanza.
Rendiamo onore a Paul Anthony Samuelson, l’economista ineguagliabile: non c’è mai stato, né mai ci sarà, qualcuno alla sua altezza.
di Paul Krugman
giovedì, dicembre 17, 2009
martedì, dicembre 15, 2009
Regale e bucolica presenza
lunedì, dicembre 14, 2009
domenica, dicembre 13, 2009
Caraibi senza Tsunami
giovedì, dicembre 10, 2009
sabato, dicembre 05, 2009
venerdì, dicembre 04, 2009
I Believe in Derren Brown: The Messiah
mercoledì, dicembre 02, 2009
é nato prima Dio o la pasta?
lunedì, novembre 30, 2009
sabato, novembre 28, 2009
martedì, novembre 24, 2009
Alla ricerca di qualcosa
venerdì, novembre 20, 2009
giovedì, novembre 19, 2009
Lo swatch cinese
mercoledì, novembre 11, 2009
sabato, novembre 07, 2009
mercoledì, novembre 04, 2009
Mr.Abdullah Haljafaz Ahmnen Olimpia
lunedì, novembre 02, 2009
giovedì, ottobre 29, 2009
Svegliarsi con nessun piede finendo faccia a terra fraccassandosi l`osso parietale.Di prima mattina.
Cosi` il ministro mi diceva come massaggiare la sua santa cute fosse piacevole ed idilliaco. Come aveva licenziato il precedente assistente per incompetenza. Come poteva sferrare colpi segreti alla Bruce Lee con le sue corte pretuberanze simili a zampe.E cosi` via..per il mio piu` alto sconcerto.Anche nel sogno.
Ma aveva paura di una cosa. Della Luna. Anche riflessa su di un mobile Ikea.
Mah.
mercoledì, ottobre 28, 2009
lunedì, ottobre 26, 2009
mercoledì, ottobre 21, 2009
venerdì, ottobre 16, 2009
..propaganda mattutina
mercoledì, ottobre 14, 2009
lunedì, ottobre 12, 2009
The Meaning of Liff
mercoledì, ottobre 07, 2009
Pioggerellina
lunedì, ottobre 05, 2009
..alla fine ce la siamo cavata
venerdì, ottobre 02, 2009
giovedì, ottobre 01, 2009
lunedì, settembre 28, 2009
domenica, settembre 27, 2009
Victoria Park

Incredibile, tre giorni consecutivi di sole nella terra di Mary Ciucciacazzi Poppins. Da non crederci. Così ho preso la bici, zainetto da sfigato, sorrisino da sfigato e via verso Victoria park.
giovedì, settembre 24, 2009
Bicycle,bicycle,...i want to ride my bicycle..
martedì, settembre 22, 2009
La cinese matta
LA FINANZIARIA LIGHT E IL MAXIEMENDAMENTO CHE VERRÀ
contrario, la spesa pubblica continua a galoppare e spiega quasi interamente il peggioramento del
fabbisogno (+ 33 miliardi nei primi otto mesi dell’anno nonostante i 12 risparmiati grazie alla
riduzione del costo del debito. Il fatto è che la legge di bilancio consta di soli tre articoli, come l’incipit
del Ministro dell’Economia. Chissà se batterà il record del 2008 (solo 9 minuti per vararla): magari ci
vorranno questa volta solo 3 minuti per approvarla, un articolo al minuto. Del resto da mesi nessuno
parla più di politica di bilancio nel nostro paese. Non sembra riguardare né il governo, né
l’opposizione.
Non troviamo nel provvedimento alcuna traccia delle tante boutade estive, dal grande piano per il
Mezzogiorno, annunciato subito dopo aver regalato alla Sicilia 4 miliardi a luglio, alle detassazioni
con compartecipazioni agli utili o in sostegno alla contrattazione di secondo livello. Ben più grave
l’assenza della promessa estensione del grado di copertura della social card. Il fatto è che i soldi dei
petrolieri sono andati ai giornali di partito, quelli dei banchieri sono rimasti ai banchieri e i poveri
sono rimasti… con la card in mano.
Ufficialmente la Finanziaria è light perché intanto tutto è stato già scritto nel piano triennale
approvato nel 2008 (il numero tre ricorre in modo ossessivo in questi atti governativi!). Ma quel
piano era stato concepito prima della grande crisi, quando c’era ancora in giro Robin Hood, la
disoccupazione era di un quarto più bassa e il debito pubblico non era tornato sopra al 110 per
cento. Quel piano triennale ormai è un oggetto di antiquariato.
La verità è che la Finanziaria è light perché non c’è ancora una politica economica per portarci fuori
dalla recessione, nonostante l’Italia abbia sin qui fatto peggio di tutti. Sostiene Brunetta che a
novembre vedremo la vera Finanziaria. Se così sarà, saremo tornati al peggio delle peggiori
legislature: il maxiemendamento che zavorra la Finanziaria light, un Parlamento che non ha il tempo
per discutere la politica economica e le lobby che infilano nel testo di tutto nottetempo.
di Tito Boeri 22.09.2009
domenica, settembre 20, 2009
First part
domenica, settembre 13, 2009
Se vi foste vestiti di bianco avrei seriamente sospettato d'esser crepato
lunedì, settembre 07, 2009
Judo Pluto Jazz band


Grazie ai musici. Grazie davvero. Non so quando riuscirò a far riuscir fuori una nota bassa da un pezzo di legno ma dopo il concerto dell'altra sera posso star tranquillo per un po'.

domenica, settembre 06, 2009
giovedì, settembre 03, 2009
Ministro Tremonti non ci ridurrà al silenzio
Con questo intervento 16 economisti rispondono agli attacchi del ministro Tremonti.
CARO DIRETTORE, sin da quando ha riassunto responsabilità di governo, nel 2008, il ministro Giulio Tremonti ha intrapreso un processo agli economisti. Accusatore e giudice al tempo stesso, ha emesso successivi verdetti di condanna, la pena consistendo nell'obbligo al silenzio per almeno due anni, in specie su questioni di politica economica. La motivazione pare essere la seguente: non avere gli economisti previsto la crisi e aver anzi accettato o addirittura esaltato le degenerazioni che la provocarono. Per un'opportuna opera di rieducazione viene suggerita la lettura dei libri del ministro.
Nessuno di noi è disposto a stare zitto. Un compito importante della nostra professione, in Italia e altrove, consiste nel sottoporre a valutazione ragionata la politica economica dell'esecutivo. Lo abbiamo fatto con i governi passati, continueremo a farlo e ci pare preoccupante che oggi in Italia sia tanto difficile avere un confronto pubblico pacato sulla politica economica in tempi di crisi: sulla Legge Finanziaria 2010, sull'efficacia dei provvedimenti che il governo ha finora adottato e sulla loro sorte.
Non abbiamo difficoltà a riconoscere che questa crisi pone una sfida alla nostra professione (di cui alcuni di noi hanno anche scritto): non certo per non averne previsto il quando e il come, quanto per non aver pienamente percepito le cause e le conseguenze di un'anomala crescita del credito e dell'esposizione al rischio e per avere trascurato i problemi di stabilità finanziaria. Il disagio degli economisti, comunque, non può essere certo maggiore di quello di governanti, banchieri centrali e vigilanti, soprattutto di oltre Atlantico, i quali ancor meno seppero prevedere e prevenire. Semmai, quando si cerchino eccezioni alla disattenzione generale, le si trovano proprio fra gli economisti, tra cui quelli della Banca dei Regolamenti Internazionali e non pochi accademici.
Ma soprattutto ci chiediamo se la capacità di previsione di cui egli è fiero abbia ispirato la sua azione di governo. Una ricerca in questa direzione dà risultati deludenti. Non troviamo traccia di gravi preoccupazioni sulla stabilità finanziaria globale nei documenti ufficiali firmati dal Ministro; né rinveniamo espressioni di preoccupazione manifestate nei consessi internazionali a cui egli partecipò prima della crisi. Di più: alcuni provvedimenti assunti nell'estate del 2008 (quando, anche prima di Lehman, gli Stati Uniti e, sola in Europa, l'Italia erano già in recessione) paiono poco comprensibili in una realtà in cui l'occupazione si riduceva, aumentava la cassa integrazione e i bilanci delle banche esibivano crescenti sofferenze.
Ma questo dibattito riguarda ormai il passato, né conviene continuarlo. Di altro vorremmo discutere con lui, se, restituendoci il diritto di parola, egli accettasse di farlo: delle vicende dell'economia italiana e dei suoi mali oscuri; delle ragioni che lo inducono a ritenere che noi usciremo meglio degli altri dalla crisi, pur essendoci entrati assai prima e in condizioni peggiori. Vorremmo conoscere la sua opinione su una stagnazione, indipendente dal ciclo politico, che ormai dura da quindici anni, rammentando che negli anni in cui il Ministro ha avuto la responsabilità della politica economica (2001-2005, quando il suo primo documento di programmazione prometteva "un nuovo miracolo economico", e 2008) la crescita italiana ha esibito un divario negativo di oltre 5 punti rispetto alla crescita europea. In definitiva, vorremmo comprendere come egli si proponga di trasformare in realtà le sue speranze sul futuro del paese.
Giorgio Basevi
Pierpaolo Benigno
Franco Bruni
Tito Boeri
Carlo Carraro
Carlo Favero
Francesco Giavazzi
Luigi Guiso
Tullio Jappelli
Marco Onado
Marco Pagano
Fausto Panunzi
Michele Polo
Lucrezia Reichlin
Pietro Reichlin
Luigi Spaventa
martedì, settembre 01, 2009
Extra-pillow?
mercoledì, agosto 26, 2009
Informazioni London Est
giovedì, agosto 20, 2009
chiedo scusa in anticipo
Gargano
lunedì, agosto 10, 2009
giovedì, luglio 30, 2009
Set List

mercoledì, luglio 29, 2009
lunedì, luglio 27, 2009
lunedì, luglio 20, 2009
Degustiamo l'amaro calice

venerdì, luglio 17, 2009
Scarpe papali per un nuovo spirito ecclesiastico
lunedì, luglio 06, 2009
Teopolitica
venerdì, giugno 26, 2009
verso Magratea
domenica, giugno 14, 2009
The Blanks
mercoledì, giugno 10, 2009
Verso l'infinito e oltre

Ho aggiunto un link a destra "Foto NASA del giorno" dove si possono ammirare quotidianamente e con spiegazione di un astronomo professionista foto delle meraviglie dello spazio. Non nascondo che fin da bambino ho un'attrazione verso queste cose. Non del tipo "spendo 20 mld di dollari per far sparare il mio cadavere tra le stelle che tra l'altro se scoperto da qualche forma intelligente aliena potrebbe provocarle qualche forma di arresto cardiaco alla sola visione di tale bruttezza". Semplicemente adoro guardare quel nero sapendo di non comprenderlo con la mia testina evoluta tanto quanto uno stecchino Kimono.
venerdì, giugno 05, 2009
mercoledì, giugno 03, 2009
Chi di notte coltiva la passione del sax sappia che i condomini non masticano il Jazz
mi chiamano al citofono
si organizzano
son li sul pianerottolo
a dire che non dormono
per via del mio sassofono
che suona un Evergreen.
Mi barrico
e' gente senza scrupoli
col megafono
mi urlano di arrendermi
'Consegnaci il sassofono
e vattene agli antipodi...'
e arrivederci Broadway.
Chi di notte coltiva
la passione del sax
sappia che i condomini non masticano il Jazz
chi rincorre in pigiama
ideali a go-go
vedrà che rebelot.
Chi si prende la briga
di esibirsi alle tre
vedrà che vita è.
Mi sfrattano
e io per quieto vivere
cambio genere
mi esercito al triangolo
insieme a un tale eccentrico
che sa imitare il trapano
vi scriverò da Broadway.
Chi di notte coltiva
la passione del sax
badi che i condomini
non dormano di già
chi rincorre in pigiama
le chimere del Jazz
vedrà che vita è.
mercoledì, maggio 27, 2009
Telefonata
domenica, maggio 10, 2009
Qualcosa di nuovo dal fronte Occidentale
giovedì, maggio 07, 2009
Nel boschetto della mia fantasia..
mercoledì, aprile 29, 2009
domenica, aprile 26, 2009
mercoledì, aprile 22, 2009
"Pizza"
martedì, aprile 14, 2009
lunedì, marzo 30, 2009
domenica, marzo 29, 2009
Old-Punk

mercoledì, marzo 11, 2009
venerdì, marzo 06, 2009
La legge di Dio
mercoledì, marzo 04, 2009
London 02-03-2009
Definirlo concerto sarebbe molto riduttivo. Estremamente riduttivo.
venerdì, febbraio 27, 2009
sabato, febbraio 21, 2009
Tennis Table
martedì, febbraio 17, 2009
domenica, febbraio 08, 2009
VOTA la "tristezza"


venerdì, febbraio 06, 2009
domenica, febbraio 01, 2009
Ho completato..
L'ho fatto..
Forse potrei per la prima ed unica volta provare la sensazione di Santa Teresa o della Madonna dopo aver saputo da un tizio asessuato sceso dal cielo senza farsi male e vestito decisamente male del suo imminente parto divino. Forse.
Devo vedere Chris Cornell. Devo arrivare a Londra. Se non ci sono voli, preparo i sandali da pellegrino e mi incammino..
Amen
sabato, gennaio 31, 2009
JudoPluto band
martedì, gennaio 27, 2009
Il Camaleonte
Ma la cosa ancora più fantastica ancora non è stata studiata da molti. Il Camaleonte si trasforma anche in altre specie diverse. Si!...riesce ad illudere tutti e dovunque.
Il Camaleonte riesce a parlare lingue diverse.
C'è anche chi giura d'averlo visto preparare toast formidabili nel fast food di John (762 - 746 Bristol Road, Selly Oak, Birmingham, West Midlands B29 6NA 0121 415 4885).
A volte lo si vede persino fare il presidente del consiglio.
Che fosse l'ultimo stadio dell'evoluzione umana? Che in realtà fosse lui, il Camaleonte, l'essere vivente più intelligente del pianeta terra più dei delfini ed ancor più dei topi? Che Dio fosse un camaleonte? Il che spiegherebbe la sua continua voglia di travestirsi in modi diversi..
Che fosse un po' il sogno di tutti quello di poter allungare la lingua di tredici metri per poter mangiare il cibo nel piatto del tizio dall'altra parte del ristorante? Che Obama fosse in realtà un Camaleonte ariano-albino riuscito a travestirsi da nero afro-americano solo per poter giocare meglio a basketball e sfoggiare notevoli doti sessuali?
Amen























