venerdì, gennaio 26, 2007

L'unicorno



Il leggendario unicorno, come nell'amore cortigiano, diventa una difesa ed un gioco. Come un'arma ci da sicurezza e ci diverte. Da brio ed emozione ma nasconde spesso la reale volontà servendosi di cartucce da convenzione. La castità non è mai fine a se stessa. è solo quel velo che copre il condannato sul patibolo.

martedì, gennaio 23, 2007

Camminando..

Camminare, passo dopo passo, sopra una trave di legno. A centinaia di metri da terra. Come un equilibrista, ma non di professione.
Mai guardare in basso dicono. La paura farebbe tremare anche le ginocchia più coraggiose. e si cascherebbe giù, senza paracaduti o tappetoni elastici, senza troppi rancori e ripensamenti. Lo si sapeva già daltronde.
Con passo sicuro e pensieri altrove. Immaginando di seguire una semplice linea tracciata sulla sabbia con un bastone. passo dopo passo.

domenica, gennaio 21, 2007

La serata dei portici

E' giunta l'ora dei ringraziamenti, degli "alla prossima".
Anche se fulminea, è stata davvero una serata intensa e tra Amici.
Giallu ed Albi subito ci raccolgono alla stazione, tra il caos giovanile, continuo ed incredibile di Bologna.
Arriviamo in via Marsala, dopo che una bottiglia già aveva tentato di suicidarsi sul mio piede (il decesso è avvenuto ma l'impatto è stato rilevato a due centimetri dalla scarpa), facendoci riconoscere subito dalla folla al ragù.
Saliamo in casa dopo aver superato un atrio da villa d'Arcore.
Così la prima parte della serata vola, tra tagliatelle al limone e fritti improvvisati passando per panettoni al "così tanta cioccolata che morirete per allappamento fulminante".
Arriviamo a mezzanotte. L'ora del'alba giovanile.
Si scende giù in strada e cominciamo la marcia.
In poco tempo giriamo il centro, scopriamo l'incredibile dotazione sessuale del Nettuno bolognese e ci avviamo verso casa di Elena.
Sembrerà strano ma per la prima volta mi sono sentito come dentro un incubo di Stephen King.
Cominciamo a camminare sotto un portico senza fine in direzione Ingegneria. Il portico non aveva realmente fine.
Dopo venti minuti di camminata mi giro dietro,...portici, avanti,...portici. in testa,..portici,..in bocca,...portici,..portici,...portici.
E la stanchezza si divertiva ad urlarmelo anche nelle orecchie. Non si vedeva la meta. Portici!
In realtà, mentre camminavo tra i portici, ho cominciato a sviluppare una teoria. Non credo che stessimo avanzando. Credo piuttosto che Bologna stesse girando come un vecchio Lp sotto i nostri piedi e noi fossimo il punteruolo che scava sulla sua superficie. La musica era la notte stessa. Il caos della gente come inizio e le parole di amici come epilogo.
La scenografia bolognese era come quelle di cartone per teatri di seconda mano. Disegnata a pastello, come a dare solo l'idea della situazione. Perchè non era la protagonista. Gli attori principali erano i due ingegneri emigranti. Con la loro incredibile ospitalità e la loro capacità di farti sentire a casa tua. qualsiasi fosse la loro casa. Chiedendoti sempre e solo un sorriso.
Grazie ragazzi...

mercoledì, gennaio 17, 2007

Ansia

L'Ansia!
Appiccicata alla schiena, ti alita incertezze, paure, cataclismi. Appesantisce il passo e il fiato,...sempre li addosso, come un'umidità di tachicardia.
Non ti resta che guardare le lencette a che giro sono. Come per aspettare notizie meteorologiche favorevoli. La fine del suo vampirismo.
Non te ne scrolli finchè non se ne va di sua spontanea volontà, sazia di te, o per tuo improvviso decesso.
Servono trasfusioni, d'urgenza! Rinforzi dall'esterno, bombardieri, generali, galeoni, artiglieria pesante. Anche se il grosso dell'esercito siamo noi. I diretti interessati. Gli unici capaci di offendere l'ansia nel suo profondo.

sabato, gennaio 13, 2007

Un nuovo amore era sbocciato

Forse pochi conoscono la storia di Johnn Von Jay.

Un tipo alto, barba verdastra, almeno lunga una spanna, occhi verdi e capelli ricciastri tendenti al riflesso viola.

"Abbastanza strano" era l'aggettivo che gli appiccicavano il piu' delle volte i "vicini di mondo".Cosi' li chiamava lui, appiccicandoli al muro quasi sempre invece. Dopo aver sorseggiato con aria irritante la sua soda al limone. La sua preferita.

La professione di John Von Jay era opinionista delle anime goffe.

Di che si trattasse di preciso credo non lo sapesse nessuno salvo il suo neurone personale dedito all'assegnazione dei nomi alle cose.

In poche parole, da quello che ogni tanto boffonchiava camminando e sorseggiando soda al limone, si poteva capire che in realtà John Von Jay era una celebrità, nel suo mondo cerebrale interiore, famosa per le sue frizzanti opinioni sugli ominidi vaganti che riusciva ad osservare durante le sue passeggiate.

Guadagnava anche un sacco di soldi, almeno cosi' diceva alla stampa. Sempre cerebrale-interiore.

Cosi' John Von Jay si limitava ad osservare ridendo, a volte anche in maniera molto fastidiosa. Con ghigni antipatici o risate sfrontate. Sorseggiando soda al limone.

Finchè un giorno incontro' per la strada un omino buffo. Un venditore di parnanze da cucina plastificate che per sbaglio (o almeno cosi' la percentuale di popolazione razionale definirebbe l'evento) urto' Johnn Von Jay rovesciando la soda al limone sopra una delle parnanze. Quella con raffigurata una Minnie indaffarata in una ricerca inutile di tartufi in mezzo ad un bosco, a Paperopoli ( sull'illogicità di questa raffigurazione sono stati girati 4 film, due documentari e morti almeno 14 filosofi neo-logicisti dopo ore ed ore di sofferenze senza limiti torture auto-inflitte).

Ovviamente John Von Jay e la sua lattina ormai mezza vuota non la presero bene.

La lattina si lascio' stritolare dall'enorme mano di John Von Jay, in segno di protesta passiva si pensa, e John Von Jay comincio' ad urlare come solo un soprano amplificato a Marshall da milleduecento watt puo' fare.

Il venditore urlo' anche lui, con uguale intensità, formando un potentissimo coro a due voci.

Secondo uno studio durato 4 anni e 5 mesi della BBC poteva essere udito anche dalle isole Sao Tome and Principe. Si ringrazia lo sponsor per il progetto "Quickly Lunch".

Ed è proprio li, in quei 4 metri quadrati di terra, in quell'istante preciso, che finalmente alla razza umana fu rivelata la risposta alla sua piu' grande domanda.

Un incredibile lampo lacero' le nubi a ciel sereno che incombevano sopra la città. Un fragore gelante attiro' l'attenzione di chiunque potesse udire. Delle trombe angeliche cominciarono a suonare "Baby won't you come out tonight" di Buddy Holly. Un incredibile raggio si proietto' accanto ad una parnanza sporca di soda al limone ed a John Von Jay.

Comparve cosi' un'enorme baguette francese alta due metri e sessantacinque, croccante di forno e sprizzante di mille fastidiose molliche. In pochi attimi. Sfrecciante dal cielo.

Si apri' un foro nella parte superiore della Baguette. In particolare dove di solito il colore si fa piu' scuro per un fenomeno di combustione piacevole a chi compra la filetta e deve attendere ore alla fermata del tram.

Sembrava una bocca e presto si scopri' che lo era realmente

Una voce calda, simile a quella di Bob il distruttore di cucine vecchie, che abitava due isolati da li, usci' come per incanto dall'enorme Baguette. Passando per l'orrendo foro.

"Salve a tutti".

"Non ho potuto fare a meno di udire le vostre urla dalla mia lussuosa e spaziosa abitazione fatta di grano e farina che si trova per fortuna lontano dal vostro poco aromatico mondo."

Ancora c'era stupore nell'aria. Oltre all'ormai cattivo odore di soda al limone su parnanza plastificata.

"Cosi' mi sono deciso a venir fin qua, per svelarvi quello che forse da molto tempo dovevo svelarvi."

Ormai la tenzione si tagliava come un panino al burro ripieno al burro con glassa al burro. Alla faccia del colesterolo.

"Io sono un vostro impasto, un frutto di lavoro e sudore casereccio miscelato a tanto amore e bontà contadine."

Detto questo, una nuvola di grissini circondo' la Baguette e la lancio' di nuovo tra quelle nubi a ciel sereno da dove era sceso con grande spettacolo ed incredibile velocità.

Anche le trombe cominciarono risuonare "Baby won't you come out tonight", inseguendo l'ascesa dello spettacolare uragano.

Cosi' torno' la quiete.

John Von Jay strinse tra le sue lunghe braccia il venditore di parnanze plastificate. Un nuovo amore era sbocciato.

E la gente,..la gente ricomincio' a camminare. Goffamente. Dimenticando ad ogni passo l'incredibile Verità rivelata.

Tutto torno' alla normalità.

Tranne che per i panettieri, che inspiegabilmente, quel giorno triplicarono le vendite e lavorarono fino a notte tarda.

martedì, gennaio 09, 2007

La festa cerebro-aziendale

Un'allegra festa tra le mie pareti cerebrali.
Con tanto di stelle filanti e trenini improvvisati. Simile ad una festa aziendale.
Tutti ridono, scherzano, vomitano, approcciano con colleghi, o forse con piante aziendali che dopo appena due bicchierini di Wow aziendale si trasformano in battone aziendali. Fino al mattino dopo almeno.
Cosi' qua sotto casca l'intonaco a briciole. E non si dorme.non si riesce a dormire..
Poi tocca al turno del limbo aziendale. Scatta la musica caraibica, fragore, risate, tonfi e altri abbandoni al delirio.
Provo a bussare, ma con il risultato pari ad un finale senza morti in un film di Arnol Schwarzenegger.
Ora è il turno dei lenti, ma per poco. Qualcuno è di nuovo svenuto dentro il cocktail aziendale.
Cosi' si ritorna ai balli di gruppo. Per rianimare.
Rianimando il rianimabile.Animando cio' che è animabile. Tra chiacchiere e risate. Salti e Lalligalli.
L'unica soluzione è crearsi un contro-doppio-universo-mentale-parallelo. Dove si possa osservare la festa da un oblo'. Gridando di tanto in tanto ma per lo piu' sorridendo al disfacimento dell'altra parte di se stessi.

domenica, gennaio 07, 2007

Orologi da muro

Si stava sorseggiando una buona bevanda al cioccolato di elevata gradazione termica quando....
a volte non ci si pensa ma altre volte si....
La vita di un orologio da muro deve essere davvero dura.
Si nasce e già sono inchiodati ad un muro di cui non sapranno mai nemmeno il colore.
Scandiscono il tempo all'infinito,..dipendenti da una pila che noi,..barbari padroni, inseriamo nel loro retro a scadenza puntuale.
Intanto osservano.Valutano. Famiglie,bar,ristoranti, ristoratori,cessi pubblici,pubblici cessi,case chiuse e salotti da Thé Infré. Ci conoscono meglio della Zanicchi.
Senza mai cambiare locazione.Crocifissi leciti. Vivi per meccanismi sconosciuti alla piu' parte del globo (fatta eccezione dell'intera Svizzera e della popolazione sotterranea dei Gigurtax che rivendica tuttora ed inutilmente la fantastica invenzione del Cucu').
Pazienti, ogni giorno invecchiano fino a nuova penetrazione energetica.
Se pensiamo solo un secondo al sorriso della supposta-pila gioiosa Duracell capiremmo perchè fondamentalmente non ci si puo' fidare tanto a passare accanto ai bidoni del riciclo pile usate.
Mah...
Chissà se un giorno si alzeranno in piedi (metafora d'effetto visto che l'unico orologio con i piedi al mondo è stato costruito sempre dai Gigurtax ma sfortunatamente subito abbattuto per le sue idee considerate troppo rivoluzionarie e sovversive),...grideranno al pianeta slogan con tempismo perfetto,brandiranno lancette affilate e forse,..forse un giorno conquisteranno anche il mondo.

mercoledì, gennaio 03, 2007

Fino ad esaurimento forze

Hanno impiantato un megafono al muto. Cosi' da farlo urlare per tutte le notti.
Fiumi di parole,ideogrammi, e quant'altro straboccano da quell'osceno buco con la loro normale violenza.
Mentre gli attoniti tacciono. Con faccia da perchè, ma come,..sotto un rullo di tamburi.
Intanto il muto si strazia per terra,..si sfascia, si dilania ogni secondo di piu'. Non chiede aiuto perchè non ne conosce il significato. Non l'ha mai visto in faccia. Non lo riconoscerebbe nemmeno.
Ma chi poi lo vuole aiutare?
Come se fosse necessario l'autopsia del vivo per salvarlo dal raffreddore.
Il rigurgito continua fino ad esaurimento forze.
Sotto gli occhi attoniti che tacciono nel loro stupido domandarsi.

lunedì, gennaio 01, 2007

Rosa senza spine

Le spine della rosa difendono la sua bellezza.
Nessuno gode della sua bellezza.Solo lei stessa.Per onor di bellezza.
La rendono impossibile da ottenere.da mangiare.
La sua unica bellezza.
Chissà se sarebbero le stesse rose senza spine. Quale onore nella conquista facile?
La sua bellezza.
Così poco difesa, sottile e fragile membrana.
Siamo rose piene di spine. Viviamo per le spine perchè le spine ci danno la vita.La vita dell'apparenza.
Nessuno vuole il gambo nudo.Tutti vogliono donare una loro goccia di sangue di conquista.
Per mostrare cicatrici,per godere della conta delle monete d'oro...